Storia — 27 maggio 2012 at 20:44

La Crociata dei poveri 1096 d.C.

Urban II at Clermont, opened the First Crusade

Urban II at Clermont, opened the First Crusade

La Prima Crociata fu lanciata il 27 novembre 1095 dal Papa Urbano II il giorno prima della fine dei lavori del Concilio di Clermont (18-28 novembre 1095), in Francia, con l’obiettivo di portare aiuto alla Cristianità orientale preoccupata dall’invasione dei Turchi selgiuchidi.
La città di Antiochia era infatti caduta dieci anni prima, nel 1085, e una grossa componente selgiuchide quella che si sarebbe autodefinita “di R?m”, cioè “romea”, “era arrivata a insediarsi a Nicea, attuale Iznik. Praticamente l’Asia minore era stata conquistata.
L’Europa era ormai minacciata. L’impero bizantino era costretto a guardare la sua espansione in occidente, cioè nei Balcani, ed è ciò che farà l’imperatore bizantino Alessio I Comneno.
Di fronte alla minaccia musulmana, l’europa cristiana seppure divisa trovava la forza di coesione, e si mobilitava affrontando sacrifici enormi.
La spedizione militare aveva l’intento di riguadagnare il controllo di Gerusalemme e del suo Santo Sepolcro e di tutta la Terra Santa, facilitando i pellegrini che vi si recavano, e di allentare la pressione sull’Impero Bizantino ad opera dei Selgiuchidi del ramo principale (i Grandi Selgiuchidi), aiutando al contempo la Cristianità orientale, militarmente sconfitta.
Dopo la richiesta di aiuto dell’imperatore Alessio, nel marzo del 1095, durante il concilio di Piacenza, ad Urbano II premeva infatti il ricongiungimento della Chiesa orientale con quella occidentale visto che dal 1054 esse erano divise a causa di uno scisma non ancora irrimediabile. Alessio, da parte sua, non chiedeva affatto l’intervento degli eserciti occidentali, men che meno di una crociata come la si intende oggi. Voleva semplicemente che fosse esaudita la sua richiesta di mercenari, che potessero difendere Costantinopoli e riconquistare i territori bizantini che erano stati da poco perduti. Per lui Gerusalemme, che si trovava sotto i musulmani fin dal 638, era per lui meno importante di Antiochia, baluardo nei confronti della Siria.
La spedizione inoltre diventava sostitutiva di ogni altra penitenza in remissione dei peccati confessati, come avvenne in Spagna (Riconquista spagnola), e fu chiarito che chi fosse caduto in battaglia avrebbe guadagnato senz’altro il Premio Celeste.
Il Papa – per realizzare l’impresa di riconquista della Siria-Palestina – tenne un discorso decisamente a tinte forti, elencando i crimini perpetrati ai danni dei cristiani dagli invasori musulmani.
Roberto il Monaco così riporta il discorso di Urbano II che qui viene in parte citato:

The crusade for the poor

The crusade for the poor

« I Turchi hanno distrutto completamente alcune chiese di Dio e ne hanno trasformate altre a uso del loro culto.
Insozzano gli altari con le loro porcherie; circoncidono i cristiani macchiando gli altari col sangue della circoncisione, oppure lo gettano nel fonte battesimale.
Si compiacciono di uccidere il prossimo squarciandogli il ventre, estraendone gli intestini, che legano a un palo.
Poi, frustandole, fanno ruotare le vittime attorno al palo finché, fuoriuscendo tutte le viscere, non cadono morte a terra. Altre le legano al palo e le colpiscono scoccando frecce; ad altri ancora gli tirano il collo per vedere se riescono a decapitarli con un solo colpo di spada.
E che dire degli orripilanti stupri ai danni delle donne? »

Roberto il Monaco, Historia Hierosolymitana

Il 5 dicembre 1095 arrivò a Clermont il Conte Raimondo di Saint Gilles-Tolosa e fece la sua richiesta di adesione alla Crociata. Sperava di essere il capo della Crociata, ma questo era ufficialmente un pellegrinaggio e doveva essere guidato dalla Chiesa nella persona del Vescovo Ademaro de Montei.
Gli eserciti dovevano riunirsi nella primavera del 1097, ma andavano e venivano come molle e nessuno si fermava. I signori erano lenti a rispondere e, una volta che avevano preso la croce, trovarono così tante modalità da adempiere che l’estate era scivolata via. Inoltre quando Urbano II aveva detto che dovevano andare ricchi e poveri, lui probabilmente voleva solo dire che i cavalieri non dovevano far valere la loro povertà come scusa per non andare e non aveva mai inteso che gentaglia senza un soldo doveva partire verso est tra le fauci dei formati eserciti turchi. Ma questo è esattamente quello che successe quando tutto il popolo rispose alla chiamata del Papa.
Il Papa cercò invece di dissuadere con ogni mezzo i chierici, le donne, i monaci, i poveri e gli ammalati dal mettersi in viaggio.
Ma l’attrazione esercitata da Gerusalemme fu tale che egli non riuscì a impedire che partissero anche laici inermi. Si trattò soprattutto di gente che ascoltava i sermoni di alcuni zelanti predicatori, e anche di fanatici, di cui non si conosce bene il messaggio. E’ probabile che Urbano II pensasse solo a una spedizione attuata dai signori feudali dell’Europa meridionale e continentale ma l’entusiasmo suscitato nell’opinione pubblica fu tale che a muoversi per prime furono proprio le componenti di pauperes, raccoltesi in modo spontaneo e informale intorno ad alcuni di questi predicatori e ad alcuni cavalieri.
A questo scopo apparvero dal nulla personaggi come Pietro l’Eremita e Roberto di Arbrissel, dei secondi Gualtiero Sans-avoir o Gualtieri Senza-averi.


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